Posted on Novembre 23rd, 2008 di Leonardo Romanelli
Nel parlare fiorentino, il binomio di pasta al burro e bracioline all’olio fa scattare immediato, nelle persone più anziane, il collegamento con quello che veniva ritenuto un dato certo: il marito sottoposto a questo regime dietetico era, bontà sua, un cornuto, non avendo il tempo, la moglie, di preparare piatti più complessi, essendo in altre faccende affaccendata. Non è dato sapere se il detto corrisponda alla verità, ma conviene soffermarsi sui piatti in questione. La pasta al burro è chiaramente di una semplicità inaudita e solo la materia prima può determinare un effettivo godimento gustativo. Per quanto riguarda la carne, si tratta di fettine scelte di carne del quarto posteriore, che vegono cotte inpadella con olio extravergine di oliva, un po’ di sale e talvolta c’è a presenza di erbe aromatiche quali salvia e rosmarino. L’ablità sta nel non far diventare dura la carne e fare un fondo di cottura saporito, dove inzuppare il pane. Contorno preferito, gli spinaci saltati. SI accattano consiglie variazioni.
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Posted on Novembre 22nd, 2008 di Leonardo Romanelli
Articolo apparso oggi sui quotidiani del gruppo Epolis
Ora che è uscita la guida Michelin dei ristoranti, la più importante, a detta dei cuochi, il panorama della ristorazione italiana mostra nel firmamento gastronomico un numero maggiore di stelle, il simbolo che segnala i migliori ristoranti. Il massimo consentito è di tre e sono rimasti i soliti cinque a possederle: Enoteca Pinchiorri a Firenze, Dal Pescatore a Canneto sull’Oglio (MN), Il Sorriso di Soriso (NO), Le Calandre a Rubano (PD) e il ristorante La Pergola dell’Hotel Hilton di Roma. Passano da 29 a 34 i ristoranti a due stelle e da 217 a 236 quelli a una stella. I numeri raggiunti possono sembrare importanti, ma se si considera che i cugini francesi, di ristoranti con il massimo punteggio ne hanno una trentina, è facile capire come la “Rossa”, come viene chiamata in gergo la guida, risenta di un’evidente sudditanza psicologica transalpina. Per quanto riguarda il trattamento riservato a Gualtiero Marchesi, il primo cuoco a ricevere le tre stelle, viene da pensare al vecchio detto: “Tanto tuonò che piovve”. Dopo aver passato mesi a dichiarare che un personaggio come lui non dovesse essere più giudicato dai critici, essendo evidente il contributo dato alla grandezza della cucina italiana, che lo rendeva “super partes”, gli ispettori lo hanno preso in parola togliendolo del tutto dalla guida e relegando il suo locale a ristorante d’albergo. La riflessione che nasce spontanea su un risultato come questo può essere affidata ancora alla saggezza popolare: mal voluto non fu mai troppo!
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Posted on Novembre 22nd, 2008 di Leonardo Romanelli
Stamani ero alle 10.15 su Radio Toscana per la consueta trasmissione “Alla faccia del colesterolo”, poi alle 12.10, per chi ha voglia, sono intervistato da Giovanni Pellicci e potete ascoltare il tutto all’interno di Wine Station, sul sito di Intoscana. Oggi pomeriggio evento sull’olio da Diletta Malenchini a Grassina, dove si esibisono Filippo La Mantia e Filippo Saporito. Fine settimana ricchissimo, dunque, con degustazione di domani che vi ricordo ancora, ma intanto ieri, a Coverciano, più di 40 dolci a concorrere al premio “Gaia Gatteschi” manifestazione che si svolge all’interno della Biennale Enogastronomica, a ricordare un’amica scomparsa un anno fa. Una cosa è certa, in tanti sono bravi a fare i dolci in casa. C’erano anche le amiche di Ricette Segrete, che ne parleranno nel loro blog!
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Posted on Novembre 21st, 2008 di Leonardo Romanelli
Colto, raffinato ma non supponente, innamorato perso del suo lavoro, comunque entusiasta. Opera in quella che potrebbe essere definita una città di provincia, ma di quella viva, abbastanza divertente per un certo pubblico, forse meno per i giovani. La sua cucina ha sostanza, non è un creativo per stupire e far mangiare aria, ma bada alla sostanza, il palato è avvolto con i suoi piatti, senza però essere appesantito da un eccesso di grassi, che comunque ci sono. Grande amante dell’arte contemporanea(finalmente qualcuno!!), riesce a dare emozioni anche con la musica che sceglie appositamente quale colonna sonora del suo locale. Soprattutto, non rimane chiuso nel suo mondo, ma è aperto alle contaminazioni culturali. Poi magari vi descriverò anche i piatti…intanto, chi è?
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Posted on Novembre 20th, 2008 di Leonardo Romanelli
Lo so, sono talebano, poco democratico, insofferente, ma non reggo: quando sento chiedere al bar “un cappuccino tiepido” e magari aggiungendo”senza schiuma” mi metto a brontolare sommessamente. MA COME SI FA? Ma beviti un caffellatte, cosa vai a chiedere una bevanda insulsa, poco gratificante, noiosa come il cappuccino tiepido? Non dico bollente da scottarsi ma caldo, cremoso, avvolgente sì!Fermateli, perchè non sanno quello ce fanno!!
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Posted on Novembre 20th, 2008 di Leonardo Romanelli
Ingredienti per 6 persone: 500 g di orecchiette, 2 spicchi d’aglio, 2 dl di olio extravergine di oliva, sale fino, 2 peperoncini, 500 g di cime di rapa, 100 g di pecorino, 2 acciughe, 200 g di zampa bollita
Pulire bene le cime di rapa e risciacquarle bene in acqua fredda. In una pentola mettere a bollire l’acqua con il sale e cuocervi le cime, scolandole ancora al dente. Conservare l’acqua di cottura, dove successivamente saranno cotte le orecchiette. Tritare finemente l’aglio e farlo rosolare in una padella insieme all’olio e ai peperoncini spezzati. Appena l’aglio inizia ad imbiondire, unire le acciughe dissalate, farle sciogliere e aggiungere, in seguito, la zampa tagliata a listerelle sottili. Farla insaporire bene ed aggiungere in seguito le cime di rapa tritate grossolanamente. Far insaporire sul fuoco per qualche minuto e mettere le orecchiette, cotte al dente. Cospargere con il pecorino grattugiato e servire immediatamente.
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Filed under: Ricette
Posted on Novembre 19th, 2008 di Leonardo Romanelli
Come vi ho raccontato nei giorni scorsi, io e Andrea Gori ci esibiamo nella chiesa sconsacrata di Piazza Tasso, domenica 23 novembre alle ore 17, nella presentazione delle Riserve del Chianti Rufina. I posti riservati ai lettori di questo blog sono 10 (altri 10 per quelli di Andrea). E’ sufficiente che mi scriviate una mail a leonardoromanelli@tiscali.it con il vostro nome e numero di telefono epoi ci vediamo direttamente domenica!! Per chi ha voglia ed è in casa , stasera alle 21 siamo su RTV 38..ma ve lo spiega meglio Andrea qui!
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Filed under: Manifestazioni
Posted on Novembre 19th, 2008 di Leonardo Romanelli
Sono stato un paio di volte a Bordeaux(anzi tre) per le anteprime dei vini della zona, che si tengono per la stampa nel mese di marzo, subito prima del Vinitaly: poi si sono accorti che non ero un giornalista serissimo ed impegnato e non mi hanno più invitato:-))). Ci sono sempre stato con Ernesto Gentili e due volte con noi c’era anche Fabio Rizzari e nel nostro girovagare in auto sentivo spesso parlare, da loro, di un piatto temibile, che speravano non fosse mai stato preparato in una delle cene alle quali eravamo invitati: la lampreda al vino rosso. Le immagini erano delle più orripilanti, roba da film dell’orrore, non parliamo del sapore a dir poco disgustoso, a quanto raccontavano. Fortunatamente un anno ci rimpinzammo di petto d’anatra, ma l’anno successivo, assegnato ospite ad un castello diverso dal loro, mi trovai a condividere la cena con i padroni di casa e, per farmi contento, mi prepararono il piatto tipico locale, appunto la lampreda. I racconti erano del tutto bugiardi: non rendevano giustizia dell’orrida creatura che mi si profilò dinnanzi. Colore grigio topo, odore nauseabondo, una sorta di melma derivante dalla salsa al vino rosso dove il pesce galleggiava: non so ancora come, riuscii con sforzi sovrumani a terminare quanto mi avevano propinato nel piatto. Consigliata a suocere invadenti, amici rompiscatole, nemici carissimi.
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Posted on Novembre 18th, 2008 di Leonardo Romanelli
I ragazzi saranno quasi spaventati a vedere i colli di pollo, ma rappresentano un cibo fiorentino di tradizione. Mi ricordo che mio padre, pollaiolo, li vendeva a tante persone: in tanti li davano da mangiare a gatti o cani, insieme alle “cipolline” nome grazioso per indicare i durelli di pollo, ma c’era chi li utilizzava per cucinare. Due versioni: quella in umido, dove il ripieno è più saporito, con anche carne di maiale insieme a quella di pollo e spezie decise, altrimenti lessato, con carne di pollo unita a poca carne di vitello e poi uova, sedano, basilico..da servire lesso con maionese. L’unica cosa che mette paura a tanti e vedere quella testina con la cresta che ti osserva..basta chiudere gli occhi, suvvia!
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Posted on Novembre 17th, 2008 di Leonardo Romanelli
Ometto single, imbranato in cucina, deve mangiare. Apre il frigo, scova due uova, le rompe e le sbatte in una scodella. Vorticosamente, non poco, anche se il divino Marchesi, a suo tempo, diceva di girarle poco per non far perdere loro l’elasticità(…). Padella nera, quindi di ferro, o antiaderente, poco olio extravergine di oliva, appena caldo si versano le uova, nel frattempo salate. Il fuoco è vivace, impone attenzione, non c’è bisogno di utensili. I provetti riescono a far saltare la frittata, altrimenti un piatto piano che è sempre utile. Servire caldissima e bavosa! Varianti?
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