Il falso mito della cucina dei monasteri

Suor Germana è stata un esempio calzante di quanto sia profonda, nell’immaginario collettivo, l’idea che nei monsateri si faccia buona cucina. Il mito nasce dal passato, quando i luoghi monastici erano ricchi di alimenti difficili da trovare al di fuori. Le erbe e gli ortaggi venivano coltivati all’interno, gli animali venivano portati dai fedeli, non mancavano le uova fresche di gallina. In cucina si preparavano cibi semplici, oggi diremmo da casa, quotidiani, ma non si poteva certo fare preparazioni elaborate:mancava il tempo ed anche la stessa regola seguita dai monaci obbligava ad un’alimentazione parca. Qui trovate ricette e storia di questa tradizione, ma oggi? Spesso i conventi diventano mete di pellegrinaggi fatti con pulmann da 50 persone, diventa difficile trovare personale interno ed ecco che le strutture vengono appaltate a ditte esterne. Siamo sicuri che il cibo sia realmente così buono? O non sarà che l’ambiente gioca molto la sua parte?

2 Responses to “Il falso mito della cucina dei monasteri”

  1. La tua è una riflessione importante. Sono luoghi, forse, dove si è perso lo spirito di preservazione iniziale e di una certa esclusività, anche di pensiero. E’ sempre arduo, sai, fare comparazioni con l’attuale e l’antico; in questo il cibo aiuta.

  2. C’è ancora qualche eccezione. Sabato passato ci siamo riuniti proprio intorno a questo tema e abbiamo visitato un Eremo camaldolese posto sul confine irpino della provincia napoletana.
    Era chiamato l’eremo grasso perchè forniva il cibo a tutti i camaldolesi campani. Oggi ancora si coltivano qui vigneti di falanghina aglianico e piedirosso e alcune varietà di fagioli grandi neri che chiamano “dei sette anni” giacché la pianta dura tanto. Non manca il latte e il miele. L’ultimo vitellino nato si chiama Filippo. Eravamo in cinquanta e abbiamo mangiato una buona zuppa di fagioli con scarole e degli gnocchi al sugo preparati dalla quasi nonuagenaria cuoca. I farti sedevano a tavola con noi. Questa oasi felice non durerà molto neanche qui.

Leave a Reply